Comunicato Stampa. Ex Novaceta: una città che rinuncia al lavoro e alla sostenibilità

Come gruppo di opposizione prendiamo atto della decisione dell’amministrazione sull’area ex Novaceta, che arriva dopo anni di attese, mobilitazioni e proposte.
In questi anni abbiamo sempre sostenuto le battaglie del Movimento Dignità e Lavoro, che aveva indicato con chiarezza una direzione: restituire quell’area alla città con una forte vocazione sociale, sportiva e occupazionale. In un quadro di rispetto dell’ambiente e di tutela della salute dei cittadini.
Oggi viene presentato un progetto che interessa oltre 130.000 metri quadrati, con un investimento complessivo di circa 19 milioni di euro, di cui 13 destinati a opere pubbliche a servizio della città. Interventi importanti, che riguardano viabilità, parcheggi e spazi urbani, e che rappresentano senza dubbio un elemento positivo.
Ma dietro a questi numeri emergono scelte politiche precise, che riteniamo necessario discutere nel merito.
Sull’area esisteva una storia e una domanda chiara: quella di spazi di aggregazione e sport accessibili, sulla scia dell’esperienza del CRAL e delle proposte avanzate per un grande parco urbano a vocazione sportiva. Oggi quella visione viene ridimensionata e sostituita da un intervento che non restituisce pienamente alla città quegli spazi condivisi che per anni sono stati richiesti.
Allo stesso modo, il tema dei parcheggi viene presentato come una risposta ai bisogni della città, con centinaia di nuovi stalli previsti, ma con numeri inferiori rispetto al fabbisogno reale. A tutto questo si aggiunge un nodo che appare ancora irrisolto: quello della viabilità di collegamento con la città e con la rete extraurbana. Gli interventi previsti su Via Galvani e Via Pacinotti non sembrano affrontare in modo strutturale l’accesso alla SS11, che continuerà a gravare sul già critico incrocio davanti alla Giardineria, né risultano soluzioni per il tratto terminale di Viale Piemonte. Il rischio concreto è che un insediamento di queste dimensioni finisca per aggravare ulteriormente la congestione su una rete viaria già oggi insufficiente, con ricadute pesanti sulla qualità della vita di residenti e pendolari.
Il punto per noi più critico resta però uno: a fronte di un intervento di queste dimensioni, non si intravvede una reale ricaduta occupazionale. La scelta di insediare un data center segna un cambio di modello che rischia di lasciare indietro il tema del lavoro, proprio su un’area che per decenni ha rappresentato produzione e occupazione.
Non siamo infatti di fronte a un intervento isolato, ma a una trasformazione più ampia del modello di sviluppo del territorio, che richiede scelte pubbliche consapevoli e una visione di lungo periodo. Il rischio è che anche a livello locale si finiscano per subire dinamiche decise altrove, senza una reale capacità di governo pubblico dell’intervento.
A questo si aggiunge un tema ambientale rilevante. Un data center è una struttura ad altissimo consumo energetico, attiva 24 ore su 24, con un impatto significativo sulla rete elettrica e sulle risorse idriche necessarie al raffreddamento. È necessario valutare non solo l’impatto della struttura in sé, ma anche quello di tutte le infrastrutture connesse al suo funzionamento, a partire dalla rete energetica.
Il tema della qualità della vita su questo territorio non può essere affrontato in modo marginale, ma deve essere al centro di ogni scelta di pianificazione. In particolare, va chiarito l’impatto sull’utilizzo della risorsa idrica e le conseguenze sul territorio.
Il rischio concreto è che interventi di questo tipo producano valore altrove, lasciando sul territorio soprattutto gli impatti ambientali e infrastrutturali.
Dopo anni di attesa, la più grande area dismessa della città viene quindi recuperata senza generare lavoro significativo, con spazi pubblici che non rispondono pienamente alle richieste emerse dalla comunità e con interrogativi ancora aperti sul piano ambientale.
Ci chiediamo quale idea di città si sta costruendo.
Magenta ha bisogno di una rigenerazione che tenga insieme ambiente, socialità e lavoro. Non solo di un’operazione urbanistica utile ad aprire la campagna elettorale per un possibile quarto mandato del Sindaco, ma di una visione capace di guardare al futuro della comunità.
Progetto Magenta
